CARAVAGGIO – SIRACUSA


Michelangelo Merisi detto Caravaggio

(Milano 1571 – Porto Ercole 1610)

Crocifissione di sant’Andrea

olio su tela, cm 198×148,5

London, collezione Spier

(già Vienna, collezione Back-Vega)


Il dipinto raffigura un’inconsueta interpretazione iconografica del martirio di sant’Andrea apostolo da leggersi in filigrana con la coeva mistica spagnola e può essere messa in relazione con il probabile committente della versione oggi conservata a Cleveland, Don Juan Alfonso Piementel y Herrera, conte di Benavente (viceré di Napoli dal 1603 all’11 luglio 1610).

Essa è frutto di una particolare interpretazione degli Acta Apostolorum Apochrypha, la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (che presenta una xilografia particolarmente interessante per il quadro qui in discussione) e dell Flos Sanctorum o Libro de las vidas de los Santos (Madrid 1601, II, pp. 630-632) del gesuita iberico Pedro de Ribaneyra (prime ed. spagnole 1601, 1604; it. 1604-1605).

Sant’Andrea, ‘colpevole’ della conversione al cristianesimo della moglie di Aegeas, proconsole di Patrasso (in Acaia, attuale regione greca nel Peloponneso settentrionale), è colto nell’attimo in cui spira, dopo aver a lungo predicato dalla croce cui è stato legato (anziché inchiodato), al fine di prolungarne il supplizio. Il santo rimane per quarantotto ore in vita, riuscendo, nonostante le sofferenze, a proclamare con grande forza di persuasione il suo Credo, al punto che il popolo di Patrasso chiede al proconsole di liberarlo. Ciò tuttavia contrasta con il desiderio di Andrea che desiderava morire ad imitazione del Cristo; per cui una forza divina paralizza le mani e le braccia di chi tenta di sciogliere i nodi che lo trattengono alla croce.

Dopo questo momento una luce abbacinante avvolge il santo, che spira quando la luce stessa si dirada: le membra dell’uomo issato sulla scala appaiono paralizzate nel gesto di sciogliere sant’Andrea che sta esalando l’ultimo respiro dopo aver recitato una preghiera riportata da sant’Agostino nel De poenitentia.

Significativa è l’assenza della croce decussata a favore dell’adozione di una croce ortogonale; ma è stato sottolineato che, sullo scorcio del XVI secolo, la croce decussata è dichiarata estranea all’iconografia di sant’Andrea, dal teologo Giovanni Molano (Johannes Molanus, De cruce sancti Andrae, Lovanio 1593, lib. III, cap. LI, fol. 162).

Un caso singolare del rapporto che legò il pittore fiammingo Louis Finson a lungo attivo a Napoli agli inizi del Seicento (Bruges c. 1578 – Amsterdam 1617) e Caravaggio è costituito proprio da una Crocifissione di sant’Andrea di proprietà degli eredi del maestro di Bruges e attribuita al Merisi come si ricava da un’expertise fornita dai pittori Bernard van Someren, Guillaume van den Bundel, Adrian van Nieulandt e Pieter Lastaman, citata nell’atto di vendita del dipinto (25 novembre 1619) stilato tra il mercante Pieter de Wit e l’acquirente, l’amateur François Seghers. Nel documento, i quattro esperti “testimoniano e attestano che corrisponde a verità che il dipinto su cui testimoniano è ai loro occhi e per la loro conoscenza intima un originale di Michael Angelo Caravaggio, e confermano che ben si tratta di un originale del sunnominato Angelo”; inoltre, il giorno successivo Pieter de Wit precisa di avere acquistato il dipinto due anni prima a un pubblico incanto organizzato presso la residenza di Abraham Vinck e che i proprietari erano gli eredi di Louis Finson.

Dando per scontato che la Crocifissione di sant’Andrea citata nel documento del 25-26 novembre 1619 non possa in alcun modo essere identificata nell’esemplare oggi conservato presso il Cleveland Museum of Art, in origine nella collezione del conte di Benavente (stando alle parole del Bellori – 1672 -, e sulla base degli inventari spagnoli conservati nell’archivio di Valladolid), conviene soffermarci sul valore delle affermazioni espresse dai quattro esperti, anche per cercare di identificare filologicamente il dipinto attribuito al Caravaggio già di proprietà di Finson.

Ma chi erano questi esperti e soprattutto erano effettivamente in grado di distinguere un dipinto originale del Caravaggio da una copia?

Orbene: Bernard van Someren, fratellastro di Arnold Mytens, rientrò nel 1604 ad Anversa dopo un lungo soggiorno italiano dove ebbe certamente modo di studiare le opere del Caravaggio; Adriaen van Niedulandt apparteneva ad un famiglia di pittori d’Anversa i cui membri furono molti attivi a Roma e che poi si installarono ad Amsterdam e Jacob van Nieulandt era uno dei fratelli; Pieter Lastaman fu uno dei maestri di Rembrandt nonché maestro sommo in Anversa; Guillaume van Bundel era un rinomato paesaggista mentre l’acquirente François Seghers era un pittore di natura morta, iscritto alla Gilda dei pittori di Anversa nonché collezionista. Non si trattava certo di personalità di secondo piano, ma di fini conoscitori ma di maestri sommi in grado di distinguere le differenze tecniche tra un originale ed una copia. Per questo motivo il documento del 25 novembre 1619 non va sottovalutato perché parla di pittori dell’epoca del Caravaggio che testimoniano l’autenticità di un suo quadro: non sono le parole di uno storiografo, ma quelle di addetti ai lavori che nella specifica situazione svolgono l’attività di connoisseurs.

Orbene, stando alle fonti e ai documenti sarebbero due le versioni dipinte dal Caravaggio del Martirio di sant’Andrea: quella portata in Spagna dal conte di Benavente al termine del suo viceregno napoletano (11 luglio 1610) come ricordato dal Bellori (1672) e quella già nella collezione di Louis Finson, poi acquistata da François Seghers (25 novembre 1619).

Il dipinto già Benavente è unanimemente identificato in quello oggi conservato a Cleveland sin dal momento del suo rinvenimento nel 1973 nella raccolta José Manuel Arnaiz di Madrid. Collocato dagli studiosi nel primo periodo napoletano del Caravaggio, nella prima metà del 1607, la sua attribuzione non è mai stata messa in discussione e contemporaneamente ha gettato un cono d’ombra sull’esemplare qui esposto che sino ai primi anni Settanta del secolo scorso aveva concentrato su di sé le attenzioni per una plausibile attribuzione al Caravaggio.

Non a caso, due grandi conoscitori come Hermann Voss e Giuseppe Fiocco ritenevano questo dipinto un autografo del Caravaggio da collegare all’expertise del 1619; ma di quest’opera non sappiamo nulla che non sia anteriore al 1923 quando fu alienata come di Ribera in un’asta a Budapest (15 novembre 1623, lot. 73) della collezione Lukacs Janos and Zsoter Ilonaval Enyedy. Prima della fine della II Guerra mondiale essa si trovava nella collezione Louis Ernst sempre a Budapest, poi presso la locale ambasciata austriaca, successivamente nel Szépmüvészeti Múzeum di Budapest e dal 1953 nella collezione viennese di Emmerich e Christa Back-Vega. Successivamente entrò a far parte di una collezione storica svizzera, quindi nella collezione londinese Spier (2015).

Dopo una serie di indagini diagnostiche ed un accurato intervento di restauro curato da Bruno Arciprete (2010), il dipinto è stato studiato da Didier Bodart che ha escluso che potesse trattarsi di un autografo di Louis Finson, da Gianni Papi, Mina Gregori e Pierluigi Carofano che lo ritengono un autografo del Caravaggio con significative varianti rispetto alla versione conservata a Cleveland.

L’esistenza di due identiche versioni – a livello compositivo, stilistico e qualitativo – della Crocifissione di sant’Andrea ci invita una volta di più a riflettere sull’attività di Caravaggio di eseguire repliche autografe delle sue opere come nei casi più noti del Fanciullo morso dal ramarro, del Suonatore di liuto, del San Francesco in meditazione.


SCHEDA TECNICA

Titolo della Mostra: Caravaggio

Sottotitolo: Per una crocifissione di Sant’Andrea

Periodo: dal 18 aprile al 10 gennaio 2020

Nazione: Italia

Regione: Sicilia

Località: Siracusa

Location: Palazzo della Soprintendenza di Siracusa

Prodotta da: Sicilia Musei

Patrocinata da:

Regione Siciliana

Assessorato regionale dei beni culturali

In Collaborazione: Comune di Siracusa

A cura di: Pierluigi Carofano e Nicola Barbatelli

Prezzi e tipologia biglietti: Intero 7,00€

Ridotto: 4,00€ (scuole)

Omaggio: Bambini fino a 6 anni non compiuti, giornalisti previo accredito ai fini di servizio, membri ICOM, guide turistiche regolarmente autorizzate all’esercizio della professione, due insegnanti accompagnatori degli studenti delle Istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, pubbliche o private.

Orari:

Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto e Settembre dal Lunedì alla Domenica dalle 10,00 alle 21,00 (ultimo biglietto alle 20,00).

Ottobre, Novembre, Dicembre e Gennaio dal Lunedì alla Domenica dalle 10,00 alle 19,00 (ultimo biglietto alle 18,00).

Modalità di pagamento: Contanti e POS

Ufficio Stampa: Alfio Grasso – Telefono +39 338-33.69.621 grassoalf@gmail.com

Infoline: +39 347-60.36.027

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